Vita di sant'Ambrogio -8

CARATTERE E VIRTU’ DI AMBROGIO

 

38. Il venerando vescovo praticava grande astinenza. Lavorava, infatti, di continuo e obbligava il corpo a continui digiuni. Di solito pranzava di sabato e di domenica o quando ricorresse il giorno natalizio di martiri molto famosi. Pregava continuamente giorno e notte. Scriveva di propria mano i suoi libri. Era molto sollecito per tutte le chiese (2 Cor. 11, 28).
Dopo la sua morte, a stento cinque vescovi riuscivano a celebrare i battesimi che lui compiva da solo. Poveri e prigionieri stavano in cima ai suoi pensieri. Così, quando fu ordinato vescovo, dette alla chiesa e ai poveri tutto l’oro e l’argento di cui disponeva in quel momento. Donò alla chiesa anche le proprietà che aveva, riservandone l’usufrutto alla sorella. Voleva seguire senza impedimenti Cristo Signore, che da ricco si è fatto povero per noi, perché diventassimo ricchi con la sua povertà (2 Cor. 8, 9).

39. Lasciò un buon esempio ai vescovi successivi, perché fossero intercessori presso Dio piuttosto che accusatori presso gli uomini. Dice l’apostolo, col peccatore si deve dar prova d’amore (2 Cor. 2, 8), Dio non aspetta il peccatore: lo previene per rendergli l’accusa più facile. Per questo dice la scrittura: Il giusto quando comincia a parlare, accusa se stesso (Prov. 18,17). In questo modo, Dio toglie la parola all’avversario e e quasi gli rompe i denti pronti a ghermire la propria preda. Di vuole la vita più che la morte del peccatore (Ebr. 4, 13 ed Ez. 18, 23; 33, 11).
Certo, a chi si pente non è sufficiente la confessione. Deve seguire la correzione della vita.

40. Piangeva amaramente anche quando gli veniva annunziata la morte di qualche santo vescovo. Noi, cercando di consolarlo, dimostravamo di non comprendere per qual motivo piangesse così. E ci rispondeva che egli non piangeva perché il morto se n’era andato. Piangeva perché essa lo aveva preceduto presso Dio un altro degno dell’episcopato.

41. Lo colpiva profondamente il costatare che l’avarizia, radice di tutti i mali, non diminuiva né per l’abbondanza né per la miseria. Al contrario, essa aumentava sempre di più fra gli uomini, soprattutto in coloro che vivevano in posti di comando. Per lui, intervenire su costoro era sempre arduo e faticoso, perché tutto si vendeva per denaro. Questo malcostume provocò all’Italia il suo peggiore malanno. E, da allora, tutto precipita in peggio.
L'avidità contagia persone di ogni genere nelle forme più diverse. Colpisce anche consacrati che dovrebbero avere Dio come eredità (Sal. 118, 37). Perché farsi amici dell'iniquità (Lc. 16, 9)? Beato chi si allontana dall’avidità e si aggrappa alla roccia che è il Cristo (1 Cor. 10, 4). Costui potrà dire: Il Signore è la mia parte (Sal. 118, 57). Chi non possiede nulla nel mondo, riceverà come sua parte Cristo e chi avrà disprezzato il poco riceverà molto. Possederà la vita eterna (Mt. 19, 29).